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Juventus Club DOC

Lo Juventus Club Ancona è riconosciuto dalla Juventus FC in quanto OFFICIAL FAN CLUB.

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STEFANO VEROLI - Presidente - (333 6728077)

e, per i biglietti e le Trasferte, GUIDO SAMA (368 7375607)

o tramite la nostra casella di posta:   info@juventusclubancona.com

 

TESSERA DEL TIFOSO

 

 

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PRENOTAZIONI CHAMPIONS LEAGUE

JUVENTUS - MILAN 2-1

Ora basta.
come ha detto il Mister Allegri non è possibile che errori a nostro favore fanno alimentare polemiche a non finire e quelli contro nessuno ne parla.
con il Milan c'era un rigore netto sullo 0-0 e, anche se siamo i primi a ammettere la quasi impossibilità di vederlo dal campo, anche il goal di Bacca era in fuorigioco anche se millimetrico.
Diciamo invece che solo la bravura di Donnarumma e qualche nostra sbavatura in attacco stavano permettendo al Milan di portare a casa un pareggio con un tiro nel primo tempo (il goal) e uno nella ripresa; poi il rigore ha messo le cose nella giusta direzione.
Certo da tifosi ci saremmo inc.....ti anche noi per un rigore a tempo scaduto ma così è il calcio e quando a noi non hanno dato il terzo goal a Monaco o il rigore in finale a Berlino, non abbiamo scatenato la terza guerra mondiale mediatica.
Per questo vogliamo farvi leggere ( soprattutto da parte di qualche non juventino) quanto scritto e pubblicato sulla Stampa da Mattia Feltri.

Intanto godiamoci questa TRENTESIMA VITTORIA CONSECUTIVA allo STADIUM.

Risultati immagini per juve milan 2017

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da LA STAMPA (Mattia Feltri)

 

Dire che la Juve ruba è come dire che rubano i politici, può essere vero ma non basta. E infatti la teoria sull’appropriazione indebita di scudetto prende regolarmente vigore a marzo, e al termine di un processo temporale costante. Ad agosto sono tutti campioni d’Italia. A settembre sono fiduciosi e in rodaggio. A ottobre basta recuperare un paio d’infortunati e ci siamo. A novembre il distacco dalla vetta è serio, ma ce la giochiamo fino in fondo. A dicembre c’è ancora lo scontro diretto e la Champions porta via energie, e avanti così fino a marzo, quando la Juve è avanti di quindici punti, e allora ruba.

 

Poi, ad aprile, si ricominciano a studiare i formidabili acquisti per la nuova entrante irresistibile stagione. Ora, chi scrive è un indemoniato sostenitore del Toro che ricorda recenti derby perduti (anche) per creative interpretazioni arbitrali: un gol in fuorigioco di Paul Pogba (la Juve vince 1-0, settembre 2013), un rigore non concesso per fallo di Pirlo su El Kaddouri che era una specie di manifesto fondativo del rigore solare (la Juve vince 1-0, febbraio 2014), gol annullato a Maxi Lopez per fuorigioco fantasy sul 2-1 (la Juve poi vince 4-1, stagione scorsa). Ma è anche vero che la Juve aveva giocato meglio ognuno di quei derby, sebbene la riflessione porti sollievo relativo. Ma fa più male la nostalgia per il Toro furioso e terrificante di Pulici e Graziani, di Martin Vazquez e Lentini.

Probabilmente qua dentro ci sono tutte le dinamiche psicologiche della complicata convivenza civile. E cioè, sarebbe un bel mondo quello in cui forti e deboli godessero delle stesse condizioni, ma il mondo in cui viviamo, più o meno da cinque millenni, va in soccorso del potente: è un’indole difficile da combattere per ognuno di noi, vale forse per un arbitro dentro lo Juventus Stadium, vale nei giornali dove, accidenti, ha sempre ragione il direttore (almeno in sua presenza), vale nei tribunali dove più si è sgangherati e meno si trova qualcuno a sostegno, vale sin da quando siamo bambini, nelle discussioni familiari, e i nostri fratelli che danno ragione a nostro padre, oppure tacciono. I milanisti, così sdegnati per il rigore al 95’ dell’altra sera, dovrebbero portare memoria di quando gli scudetti li vincevano loro, perché erano i più forti, e il resto d’Italia attribuiva i successi al braccio alzato di Franco Baresi a estorcere l’eterno fuorigioco.

 

Purtroppo per il Milan, i tempi del dominio sono finiti da un decennio: più che il rigore al 95’ colpisce la scarsezza dei soldi, dei giocatori, delle idee dei dirigenti. Purtroppo per l’Inter, per la Roma e per il Napoli colpiscono le ripetitive inadeguatezze a tenere la tensione di certi livelli, anche in Europa, ma è più facile e consolatorio impegnarsi a misurare l’entità del complotto, a maledire le trame altrui ostacolo alla gloria, a trovare nell’opacità la giustificazione ai fallimenti. E quando ci si sente vittime, si trascura di quando si è stati carnefici: nei giorni scorsi, dopo l’allucinante rimonta del Barcellona, 6-1 al Paris Saint Germain, gli interisti ricordavano con giusto orgoglio che loro la rimonta non la subirono, e poi vinsero (meritatamente) la Champions; ma non che all’ultimo minuto fu annullato al Barcellona il gol, regolare, che avrebbe cambiato la storia.

 

Anche sulle fesserie degli arbitri, come su quelle dell’establishment, si costruiscono le verità parallele, i fatti alternativi della nostra vita: la Juve ci ruba gli scudetti come i politici ci rubano il futuro (che frase scema), e si ignora o si sottovaluta che i conti del Paese sono messi così soprattutto per un welfare enorme e sclerotico, un’evasione fiscale sudamericana, una pubblica amministrazione esorbitante, tassi di assenteismo desolanti, repulsione collettiva per le regole, totale disinteresse per il bene collettivo e poi sì, anche per una classe dirigente inetta e spesso fuorilegge. Insomma, nessuno di noi è innocente davanti al proprio destino: ammetterlo, è il primo passo dei forti.